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storia
 

La tradizione vuole che sia una festa religiosa cattolica in onore di sant'Ubaldo Baldassini, vescovo e patrono di Gubbio, che morì nel 1160, e sarebbe il frutto della trasformazione di un'originaria offerta di cera che le 
corporazioni medievali 
eugubine donavano al patrono.

Ipotesi non documentate asseriscono, invece, che avrebbe origine da riti pagani precristiani, forse in una cerimonia in onore della dea Cerere, legata al risveglio della primavera.

La realtà è che la festa dei ceri è ormai radicata nei meandri della storia senza una vera origine scritta. Come si direbbe a Gubbio "una festa che si perde nella notte dei tempi".



 

I Ceri sono tre manufatti di legno coronati dalle statue di Sant'Ubaldo (patrono di Gubbio), San Giorgio e Sant'Antonio Abate, incaviati verticalmente su altrettante barelle, a forma di "H", che ne permettono il trasporto a spalla; il loro peso è di circa 300 kg. Non è soltanto il peso che rende difficoltoso il loro trasporto (che, in realtà, avviene di corsa), quanto l'altezza, la velocità, le asperità del percorso, e le cosiddette "mute", i cambi quasi "al volo" tra i portatori (ceraioli) in corsa.

I portatori di Ceri si chiamano ceraioli e ognuno ha appartenenza ad un solo cero. Tale appartenenza è legata a tradizioni familiari; tradizionalmente, al cero di Sant'Ubaldo sarebbero legate le corporazioni dei muratori e degli scalpellini, a quello di San Giorgio quella dei commercianti, mentre a quello di Sant'Antonio i contadini, i proprietari terrieri e gli studenti.

La divisa da "ceraiolo" è costituita da un paio di pantaloni bianchi in tela di cotone, una camicia di colore diverso a seconda del cero di appartenenza (gialla per Sant'Ubaldo, azzurra per San Giorgio e nera per Sant'Antonio), una fascia rossa (detta fusciacca) legata in vita a mo' di cintura, un fazzoletto rosso appoggiato sulle spalle e puntato davanti. I capodieci sono tre, uno per ogni cero: effettuano l'Alzata (ovvero inaugurano la corsa) e sono responsabili del buon andamento della corsa del loro cero.

Il francobollo emesso nel 1983
Stemma dellaRegione Umbriaraffigurante i Ceri stilizzati

Con il nome capodieci vengono chiamati anche i ceraioli che guidano il cero durante la corsa, stando anteriormente, tra le stanghe, e vigilando sul cambio che si danno le varie "mute" di ceraioli (squadre composte da otto persone); ci sono poi i capocinque, che dalla parte posteriore della barella aiutano il capodieci a tenere in linea la corsa del cero e a sterzare nelle curve (sono infatti chiamati anche sterzaroli). I ceraioli portatori si distinguono in quattro punte, che portano il cero alle quattro estremità della barella, e altrettanti ceppi, collocati più internamente. Si possono trovare anche i Braccieri che aiutano i ceraioli ad effettuare una corsa più sicura e pulita.

Tradizionalmente, i ceraioli sono scelti tra i maschi adulti delle famiglie che abitano a Gubbio; in rare occasioni (ad esempio durante le guerre), anche le donne sono state ammesse al trasporto dei Ceri.

Per coloro che non rientrano in questa categoria si tengono altre due corse: quella dei Ceri Mezzani la Domenica immediatamente successiva al 15 maggio, e quella dei Ceri Piccoli il 2 giugno, nelle quali i portatori sono scelti tra gli adolescenti ed i bambini, rispettivamente. In queste occasioni, ovviamente, i ceri sono sostituiti da repliche in scala più piccole e leggere.

Dal 1973 i Tre Ceri sono presenti nel gonfalone e nella bandiera ufficiali della Regione Umbria.

Le Poste italiane, nel 1983, hanno emesso un francobollo da 300 lire in omaggio ai Ceri di Gubbio.



Fonte Wikipedia 
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